Quando qualcosa non ti convince
Da oggi, quando una frase non ti convince, saprai dove guardare.
Ci sono frasi che rileggiamo più volte: non perché siano sbagliate, ma perché qualcosa continua a non convincerci. Le modifichiamo, eppure la sensazione resta la stessa: non è ancora quella giusta.
Quasi sempre pensiamo che ci manchi una parola; molto più spesso ci manca un criterio. La parola è già lì: non sappiamo ancora sceglierla.
Le pagine che seguono raccolgono le tre domande che, negli anni, sono diventate il mio modo di osservare le parole: sono il filtro che uso prima di lasciare una frase come sta. Alla fine di questo esercizio quel filtro sarà anche tuo, e la prossima volta che una frase non ti convincerà saprai dove guardare.
02Prima di lasciare una parola dentro una frase, fermati un momento: non chiederti se è corretta, chiediti soltanto questo.
Una parola dovrebbe fare un lavoro preciso: se non sai dire quale, forse non lo sta facendo.
Che lavoro sta facendo davvero?
Speciale stava già facendo il lavoro, davvero cercava soltanto di rafforzarlo: quando una parola non ha un compito preciso, raramente rende una frase più precisa.
Una parola che non ha un lavoro preciso difficilmente ha un posto preciso.
Proviamo ancora, questa volta senza aiuto.
Per ciascuna frase chiediti che lavoro sta facendo la parola in maiuscolo. Le soluzioni sono nella pagina che segue.
Le soluzioni sono nella pagina che segue.
06In tutti e tre i casi la parola in maiuscolo sta occupando spazio.
Una parola non deve esserci perché suona bene, deve esserci perché sostiene la frase: se la togli e non cambia niente, forse quella parola non stava facendo il suo lavoro.
Se togli ovviamente, la frase perde qualcosa di necessario?
Tolto ovviamente, la frase continua a dire la stessa cosa, e in più recupera rispetto: quell'avverbio non sosteneva il significato, insinuava che il destinatario avrebbe già dovuto saperlo.
La prova è semplice: togli una parola e rileggi; se la frase non perde nulla di necessario, quella parola probabilmente non lo era.
Se una frase regge senza una parola, quella parola probabilmente stava occupando spazio.
Ci sono parole che non scegliamo davvero: arrivano per abitudine, perché le abbiamo sentite così tante volte da sembrare inevitabili. La parola giusta non è sempre la prima che arriva: qualche volta è quella che compare un istante dopo, quando ti fermi a sceglierla.
Questa parola l'hai scelta tu, oppure è arrivata perché la incontri ogni giorno?
La parola iconico arriva per prima perché la incontriamo ogni giorno, non perché sia la più precisa. Quando una parola arriva da sola vale la pena fermarsi un momento e chiedersi se è davvero quella che volevamo, oppure soltanto quella che ci è venuta per prima. Chiediti che cosa ha reso iconico quel progetto: la risposta a quella domanda è la parola che cercavi.
La parola più immediata non è sempre la parola più precisa.
Da oggi, quando una frase non ti convince, non ricomincerai da capo: saprai dove guardare. Le parole smetteranno di arrivare per inerzia, e ogni scelta diventerà più consapevole. Con il tempo cambierà anche qualcosa di più: ti fiderai del tuo modo di scrivere.
Il Dizionario vivo della comunicazione efficace è il luogo in cui quel filtro si allena. Dentro trovi gli episodi che incontriamo ogni giorno quando scriviamo: le parole che hanno perso precisione, gli anglicismi automatici, il tono e la grammatica della relazione, il disinnesco dei conflitti, la sintesi digitale, il vocabolario del rispetto. Non è un libro da leggere una volta: è lo strumento che tieni aperto accanto a te, ogni volta che una parola non convince ancora.
In arrivo
DIVI arriva il 1° settembre.
di Michaela Ghersi · @parole_possibili